E così il Ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini ha deciso di metterci la faccia, a differenza della desaparecida Giorgia Meloni e del titubante Antonio Tajani. Ma andiamo al punto e non curiamoci di loro.
Salvini sta per incontrare i rappresentanti delle associazioni di categoria per il secondo appuntamento del tavolo che ha l’obiettivo di stabilire l’ammontare degli “indennizzi” che un concessionario subentrante, vincitore della gara per l’aggiudicazione della concessione demaniale marittima, deve al concessionario uscente.
La bozza la conosciamo ma in questa sede ci interessa far osservare, prima che vengano prese decisioni per di più avallate da rappresentanti di categoria sfiancati, probabilmente, da anni di contrasti in merito all’applicazione della Direttiva Servizi, come ciò a cui sta lavorando il Ministro Salvini rischi piuttosto di essere la pietra tombale dell’intero settore, e non la sua salvezza.
Indennizzi come Illegali, Imbroglioni e Incapaci. Vediamo perché.
ILLEGALI C’è qualcuno che ha mai assistito a una compravendita di beni aziendali (non dell’azienda in sé: alla gara non si acquista l’azienda ma la licenza demaniale che possiede) per i quali occorre pagare soltanto la quota ancora non ammortizzata degli investimenti? Per di più degli ultimi cinque anni? La risposta, ovviamente, è no. Se una azienda vuole vendere i propri beni aziendali (ripetiamo: non l’azienda in sé ma i beni che possiede) si va in una contrattazione privata tra le parti. Domanda e offerta.
Qualcuno dirà: meglio l’indennizzo di niente. E niente sarebbe la posizione della Commissione Europea, per la quale il subentrante non deve pagare nulla al precedente concessionario (poi ci arriveremo). Ma siete sicuri? Partecipando a una gara senza indennizzi il subentrante acquista solo il mero “terreno” per svolgere l’attività imprenditoriale. Non c’è alcuna contrattazione per chioschi, cabine, pavimenti, impianti elettrici, del gas, ristoranti, tettoie, bar, piscine, bagni, spogliatoi e via discorrendo. Se vuole usufruire di quelle esistenti – e nel caso voglia demolirli? – si espone a una serie di controversie legali che derivano innanzitutto dall’assenza di un pagamento e di un accordo per usufruirne, oltre che dal fatto che a livello di Imu e catasto la proprietà delle stesse è stata identificata nel precedente concessionario. Si tratta di uno dei “bug” per cui l’applicazione della Direttiva Bolkestein è di difficile gestione.
E ancora: come può una norma relativa agli “Indennizzi” essere così farraginosa e piena di errori tale da farla annullare al primo ricorso?
Vediamo, dalla bozza, che gli “Indennizzi” si dividono in due sezioni.
- valore degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati al termine della concessione.
Qualsiasi ricorrente, potrebbe affermare che il valore dei beni aziendali che vengono “presi” dal subentrante non è pari al “valore degli investimenti non ancora ammortizzati”, ma al valore dell’azienda. Su questo, al momento, non ci sono espressioni certe da parte della Corte di Giustizia Europea. Qualsiasi concessionario uscente potrebbe presentare ricorso con l’effetto, di fatto, di bloccare qualsiasi nuova attività economica con conseguente blocco quasi totale del settore balneare in Italia.
- dell’equa remunerazione sugli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni
Anche qui, qualsiasi ricorrente avrebbe gioco facile e il primo giudice farebbe saltare la norma: “Dove è scritto che un investimento va remunerato equamente solo se effettuato negli ultimi cinque anni? Io nel 2020 ho costruito un chiosco perché avevo la concessione al 2033, voi nel 2027 affermate che quell’investimento non vale nulla? E con quale discrezionalità? Esistono norme del diritto commerciale che lo prevedono?” Capite che è fin troppo facile far crollare questo castello, e non ci addentriamo, per brevità, in altri elementi molto critici (come la valutazione al valore nominale e adattato in base al rendimento dei Btp… ma perché rendere cervellotico ciò che è semplice?).
Dunque gli Indennizzi finiranno per diventare Illegali, con una paralisi dell’intero settore balneare italiano.
IMBROGLIONI L’Indennizzo, cosa ben diversa dal Valore Aziendale + Risarcimento Danni che è quello che compete alla parte che vede dall’altra il mancato rispetto di un contratto sottoscritto, è un Imbroglio.
Con la valutazione della quota di investimenti non ammortizzati, si compie un gioco di prestigio: si inseriscono i beni (ripetiamolo: non l’azienda che non cessa di esistere e non passa di mano) nella gara, e si pagano in maniera irrisoria. Il tuo ristorante, se fosse venduto in base ai parametri di mercato, varrebbe 100 mila? Però lo hai edificato 25 anni fa, quindi è tutto ammortizzato, ti dirà il perito da te stesso nominato, che inserirà la voce “zero” nella colonna Excel. E avanti: quel pavimento ti è costato 20 mila euro ma adesso resta solo il 10% non ammortizzato? Allora ti aspettano 2 mila euro, anche se, nel caso lo dovessi vendere al valore di mercato, oggi varrebbe 30 mila euro. I frigoriferi e la cucina nuova di qualche anno fa sono ammortizzati all’80%? Allora dei 50 mila euro spesi ne restano 10 mila, e che gli fa se quei beni, inseriti nel complesso aziendale, ne varrebbero oggi 70 mila perché hai creato un ottimo indotto. E via dicendo.
Il subentrante, dunque, forte della sua capacità economica che tu farai fatica a contrastare, non solo garantirà cifre superiori per la concessione demaniale, ma pagando una frazione del valore dei beni della tua azienda avrà diritto, grazie alla “tua” perizia e al “tuo” accordo, a prendere il 100%. A quel punto addio ricorsi, addio possibili contrattazioni private (ai quali potrebbero essere costretti per fruire dei manufatti): hai accettato di inserire il costo come descritto dalla legge (al di là del fatto che quel metodo sia impugnabile e sicuramente decadrà), hai accettato il non pingue assegno, discorso chiuso.
INCAPACI A fronte di tutto questo, siamo davanti a una incapacità palese di gestire la materia, per la confusione normativa e per l’evidente “pacco” che rischiano di sorbirsi i concessionari subentranti. Certo, ci saranno i ricorsi, ci sarà la rabbia popolare per una situazione che creerà alla clientela molte difficoltà. Ma sarebbe meglio non arrivare a quel punto. Anche in attesa di imminenti decisioni della CGE che il governo italiano farà bene a tenere in considerazione più di una passeggera Von Der Leyen.