Rinviato il decreto sugli indennizzi per i balneari: attesa per il nuovo provvedimento

Il governo ha deciso di rinviare il decreto che dovrebbe stabilire gli indennizzi per i gestori degli stabilimenti balneari in vista delle future gare per la riassegnazione delle concessioni. Il provvedimento, atteso nei giorni scorsi, non ha ancora una data certa per la sua approvazione, in quanto l’esecutivo ha scelto di proseguire il confronto con Regioni, Comuni e associazioni di categoria prima di formalizzare il testo definitivo.

La questione degli indennizzi è al centro del dibattito politico ed economico, poiché il decreto attuale della Commissione Europea prevede che i gestori uscenti possano ricevere un rimborso solo per gli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni. Questa disposizione è stata fortemente criticata dagli operatori del settore, che chiedono un criterio di calcolo più ampio e adeguato a tutelare le loro attività.

Il tema ha trovato sostegno all’interno della maggioranza di governo, con particolare attenzione da parte della Lega. Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha più volte ribadito la volontà di intervenire sulla normativa per garantire equi risarcimenti ai concessionari, evitando di penalizzare chi ha investito nel tempo per migliorare le strutture e i servizi offerti ai turisti.

Il termine ultimo per la pubblicazione dei nuovi bandi di assegnazione delle concessioni è stato prorogato al 2027, una decisione che concede più tempo per definire le modalità di svolgimento delle gare e le condizioni economiche per gli attuali gestori. Tuttavia, l’attesa per il decreto sugli indennizzi resta alta, con gli operatori del settore che chiedono certezze per il futuro delle loro attività.

Nei prossimi giorni si attendono ulteriori sviluppi, con il governo chiamato a sciogliere i nodi ancora irrisolti e a trovare una soluzione che bilanci gli interessi delle imprese balneari con le direttive europee.

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Polizze Catastrofali: Salta la proroga di Fratelli d’Italia, imprese in allarme

Si complica il percorso delle imprese italiane verso l’obbligo di stipulare polizze assicurative contro eventi catastrofali. L’emendamento presentato da Fratelli d’Italia (FdI) al “decreto Bollette”, che proponeva una proroga di sei mesi all’obbligo in scadenza il 31 marzo, non ha superato l’esame di ammissibilità in Parlamento. Una bocciatura che lascia le aziende, soprattutto le piccole e medie imprese (Pmi), in una posizione di grande incertezza a pochi giorni dalla deadline.

L’emendamento di FdI, che avrebbe spostato il termine al 31 ottobre 2025, era stato concepito più come un segnale politico al governo che come una soluzione immediata. Il decreto Bollette, infatti, dovrebbe essere approvato tra circa un mese, quindi dopo l’entrata in vigore dell’obbligo. Tuttavia, la sua inammissibilità spegne ogni speranza di un rinvio parlamentare, lasciando il destino della misura nelle mani dell’esecutivo.

Le proteste delle imprese
Le aziende, rappresentate in primis da Confindustria, non nascondono il loro malcontento. L’obbligo di assicurarsi contro eventi catastrofali – come alluvioni, terremoti o altri disastri naturali – comporta costi significativi, particolarmente gravosi per le Pmi, già alle prese con un contesto economico non semplice. A questo si aggiunge la confusione generata dal decreto attuativo, pubblicato solo il 28 febbraio 2025 e giudicato da molti poco chiaro. “Un mese scarso per adeguarsi a una normativa complessa e onerosa è semplicemente insufficiente”, lamentano gli imprenditori, che da settimane chiedono un rinvio per avere il tempo di valutare opzioni e budget.

L’incontro con Urso e il vertice del 31 marzo
Oggi, 27 marzo, Confindustria incontrerà il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per ribadire la necessità di un posticipo e di chiarimenti normativi. Ma il vero banco di prova sarà il vertice fissato per il 31 marzo, quando tutte le categorie coinvolte si confronteranno con il governo sul tema. Ironia della sorte, questa data coincide con la scadenza dell’obbligo, rendendo il dialogo potenzialmente tardivo per chi non riuscirà ad adeguarsi in tempo.

Un nodo politico ed economico
La questione delle polizze catastrofali si inserisce in un dibattito più ampio sulla gestione del rischio climatico e sulla tutela del tessuto produttivo italiano. Se da un lato l’obbligo mira a garantire una maggiore resilienza delle imprese di fronte a eventi estremi sempre più frequenti, dall’altro il suo impatto economico rischia di penalizzare chi opera con margini ridotti. La bocciatura dell’emendamento di FdI non chiude del tutto la porta a un intervento del governo, ma il tempo stringe e le aziende attendono risposte concrete.

Per ora, senza una proroga ufficiale, le imprese sono chiamate a correre contro il tempo. L’esito degli incontri dei prossimi giorni sarà decisivo per capire se il ministro Urso riuscirà a mediare tra le esigenze del mondo produttivo e gli obiettivi di sicurezza del legislatore. Una cosa è certa: la tensione tra governo e imprese è destinata a salire.