Nasce la prima ATS del Mare: Lecce Lido La Blue Economy

A Lecce prende vita la prima ATS del Mare, un’iniziativa innovativa che coinvolge 12 partner, tra cui 7 stabilimenti balneari, il Circolo Nautico San Cataldo, la Cooperativa Pescatori La Folgore, Confimprese Salento e l’Associazione Marina di Torre Chianca. L’obiettivo principale è quello di migliorare la qualità dei servizi lungo i 16 km di costa leccese, favorendo lo sviluppo della Blue Economy e garantendo benefici sia per le imprese locali che per la comunità.

La presentazione ufficiale del progetto ha visto la partecipazione di numerose figure istituzionali e professionisti del settore, tra cui l’on. Andrea Caroppo, l’on. Salvatore Di Mattina, il consigliere regionale Paolo Pagliaro, l’avv. Cristina Pozzi, l’avv. Leonardo Maruotti, l’arch. Giuseppe Bortone e la presidente di Confimprese Salento, Emanuela Vitali.

Un intervento particolarmente apprezzato è stato quello dell’avv. Cristina Pozzi, che si è congratulata per la creazione dell’ATS, sottolineando come questa iniziativa permetterà alle imprese partecipanti di ottenere importanti premialità e vantaggi competitivi.

Durante l’incontro, è emersa con forza la necessità di emanare il decreto attuativo entro il 31 marzo, al fine di evitare che i sindaci possano pubblicare bandi privi di regole uniformi. Questo punto è stato evidenziato nell’intervento dell’on. Salvatore Di Mattina, il quale ha ribadito l’urgenza di una normativa chiara e condivisa.

L’evento si è concluso con un messaggio di unità e collaborazione tra tutte le rappresentanze di categoria, auspicando che l’incontro programmato per martedì presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) a Roma, convocato dal ministro Matteo Salvini, possa fornire risposte concrete e definitive a un settore che vive un periodo di forte incertezza.

La ATS del Mare – Lecce Lido La Blue Economy rappresenta dunque un passo importante verso un modello di gestione costiera più sostenibile ed efficiente, valorizzando le risorse locali e promuovendo lo sviluppo economico nel rispetto delle normative vigenti.

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Balneari, la UE detta le regole sui bandi e sugli indennizzi ma attenzione all’art. 49 CdN.

La Commissione Europea ha inviato qualche giorno fa una lettera all’Italia per chiarire le proprie posizioni in merito al decreto indennizzi per le concessioni balneari. Bruxelles ha ribadito la necessità che i nuovi bandi siano conformi ai principi della concorrenza, evitando oneri indebiti che possano scoraggiare nuovi operatori dal partecipare alle gare.

Uno dei punti chiave riguarda il principio di proporzionalità nell’assegnazione degli indennizzi. La Commissione sottolinea che eventuali compensazioni per i concessionari uscenti devono essere giustificate e non devono costituire un ostacolo all’ingresso di nuovi soggetti nel mercato. Inoltre, viene ribadita la necessità di criteri oggettivi per la valutazione degli indennizzi, che tengano conto degli investimenti realizzati senza però determinare vantaggi ingiustificati per gli attuali gestori.

Come riportato oggi dal Sole 24 Ore in alcuni passaggi che riportiamo, I funzionari di Bruxelles sottolineano innanzitutto che il decreto dovrà evitare qualsiasi meccanismo che trasferisca ai nuovi operatori, con un obbligo di indennizzo, l’ordinario rischio d’impresa. Poi entrano nel dettaglio e, dopo aver ricordato che il Dl salva-infrazioni fa riferimento solo agli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati, spiegano che in ogni caso questi non possono riguardare beni diversi da quelli immateriali strettamente necessari per la fornitura del servizio e che risultano trasferiti al nuovo concessionario. Devono restare fuori dal calcolo le strutture che non siano state costruite legalmente con l’autorizzazione dei Comuni competenti; le opere non amovibili per le quali i Comuni hanno ordinato la demolizione; tutte le strutture fisse ad eccezione di quelle strettamente necessarie per fornire il servizio e di quelle di “difficile rimozione” acquisite dallo Stato che devono essere comunque menzionate nel bando di gara. Questo implica che i criteri di valutazione dovranno essere chiari e non penalizzanti per chi vuole entrare nel mercato.

Prospettive poco favorevoli per i gestori di stabilimenti balneari con strutture rimovibili. Gli investimenti effettuati su tali strutture non possono essere considerati, poiché il concessionario uscente potrebbe mantenerne la proprietà o decidere di venderle. Inoltre, se l’investimento non è obbligatorio, come nel caso di interventi puramente estetici, rientra nel rischio normale dell’attività e non viene valutato come spesa significativa per concessioni o altre analisi. Di conseguenza, in queste circostanze, non rimarrà loro nulla di concreto.

Tuttavia, anche tralasciando questi “dictat” europei, rimane il dato che, senza un’adeguata revisione dell’articolo 49 del Codice della Navigazione, alla scadenza della concessione l’Agenzia del Demanio avrà la facoltà di acquisirla a costo zero.

Intanto per martedì 11 marzo è stato convocato presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un Tavolo di consultazione sull’adozione del decreto interministeriale attuativo dell’articolo 4, comma 9, della legge n. 118/2022, relativo agli indennizzi nel settore delle concessioni demaniali marittime a scopo turistico-ricreativo. Il tavolo sarà presieduto dal Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Sen. Matteo Salvini.

Il governo italiano sta lavorando alla definizione del decreto, cercando un equilibrio tra le richieste europee e le esigenze del settore balneare. Tuttavia, resta il nodo delle modalità di attuazione dei criteri suggeriti dalla Ue, con un confronto ancora aperto tra Roma e Bruxelles.