Ostia: Il Consiglio di Stato annulla la classificazione ad alta valenza turistica

Il Consiglio di Stato ha stabilito che Ostia non possiede un valore turistico tale da essere paragonabile a mete come Amalfi, Capri o Sorrento. Questa decisione è emersa a seguito di un contenzioso tra il Comune di Roma e i concessionari balneari, relativo alla riclassificazione della località come area ad alta valenza turistica e al conseguente aumento dei canoni concessori.

Il Contesto

La controversia ha avuto origine da una deliberazione della Giunta del X Municipio di Roma, guidata da Mario Falconi, che nel 2022 aveva classificato Ostia come un’area di “alta valenza turistica”. Questo comportava un incremento significativo dei canoni per i concessionari balneari. I balneari, rappresentanti di dieci stabilimenti, hanno contestato la decisione, ottenendo dal TAR del Lazio l’annullamento della delibera a gennaio 2024. Il TAR ha motivato la sua decisione evidenziando errori e incongruenze nella valutazione dei criteri turistici utilizzati dal Municipio.

I Problemi Sollevati

Il Consiglio di Stato ha confermato le criticità evidenziate dal TAR, sottolineando diversi errori procedurali e fattuali:

  • Erosione costiera: l’amministrazione aveva classificato il grado di erosione come “medio” anziché “forte”.
  • Dati turistici: le informazioni fornite riguardo agli arrivi, alle presenze turistiche e all’offerta di posti letto erano state sopravvalutate o non corrette.
  • Divieti di balneazione: si era ignorata la presenza di divieti in alcune aree.

Un Precedente Storico

Già nel 2015, sotto la gestione di una Commissione prefettizia, Ostia era stata classificata come ad alta valenza turistica, con aumenti retroattivi dei canoni fino al 2007. Tuttavia, a ottobre 2020, complice la pandemia, la classificazione era stata abbassata. Nel 2022 il Municipio aveva nuovamente riclassificato Ostia come area turisticamente rilevante, ma la decisione è stata ora dichiarata illegittima.

Implicazioni della Sentenza

Con questa decisione, il Consiglio di Stato ha messo in discussione la gestione amministrativa del X Municipio, rilevando gravi carenze nell’istruttoria e nella motivazione delle delibere. Per i concessionari balneari, la sentenza rappresenta una vittoria importante contro un sistema di valutazione ritenuto poco trasparente e scorretto.

La Reazione dei Concessionari Balneari

In seguito alla sentenza del Consiglio di Stato, la presidente dell’ associazione dei concessionari balneari, Valentina Fabbri Biancone, ha rilasciato una nota esprimendo soddisfazione per l’esito della vicenda e auspicando una nuova fase di dialogo costruttivo con le istituzioni.

“È un grandissimo regalo di Natale per una categoria in difficoltà da diversi anni”. “Ci auguriamo che questo sia un punto di ripartenza per dialogare con le istituzioni che per molto tempo hanno abbandonato la categoria e che sia l’inizio di una collaborazione longeva e produttiva per un settore di grande importanza sul nostro territorio, ma anche di riflesso per tutta Italia, considerando che la nostra nazione è una penisola e che del suo modello di balneazione attrezzata ha fatto dell’Italia un’eccellenza nel mondo. Abbiamo sempre avuto fiducia nella magistratura e nella giustizia. La perseveranza e la resilienza della categoria ha avuto un grande ruolo in tutto questo.

L’auspicio per il prossimo anno, sarà che il Comune di Roma ed il Municipio X possano considerare la categoria balneare, come patrimonio di un tessuto socioeconomico fondamentale ed investire nel sostenere quelle imprese familiari che hanno reso grande il nostro mare, per un litorale accogliente e fruibile per i cittadini e per l’indotto turistico che merita il mare di Roma” – ha concluso la Presidente Valentina Fabbri Biancone.

Consiglio di Stato boccia il 2033 anche con pubblicazione

La sentenza del Consiglio di Stato n. 6513 rappresenta un punto cruciale nella questione delle concessioni balneari. Annullando la proroga al 2033 anche in presenza della pubblicazione della domanda ex art. 18 del Regolamento di esecuzione del Codice della navigazione, la decisione ribadisce l’importanza del rispetto della normativa comunitaria e delle procedure di evidenza pubblica.

Accogliendo l’appello del Comune di Monopoli, la sentenza sovverte quanto stabilito dal TAR di Bari, che invece considerava legittima la proroga al 2033 se supportata dalla pubblicazione prevista. Questo cambio di orientamento potrebbe avere un impatto significativo su molte concessioni balneari in Italia.

L’apertura del Consiglio di Stato alla nuova normativa introdotta dal DL n. 131/2024 (cosiddetto decreto “infrazioni”) è un altro elemento di rilievo, sottolineando la necessità di un quadro regolamentare chiaro e di provvedimenti attuativi che mettano ordine in una materia tanto complessa.

Il tema delle concessioni balneari, per la sua rilevanza economica, sociale e ambientale, richiede un intervento politico deciso e ben strutturato, capace di superare la frammentazione giurisprudenziale e di garantire certezza del diritto. Solo così si potrà offrire una risposta adeguata alle esigenze del settore e rispettare gli obblighi comunitari.

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